L’Utopia nel Web

Mark Zuckerberg, May 2007

Quella lenza di Zuckerberg

Spero che questo post circoli. Perché è la sintesi di un incontro molto significativo su internet che si è tenuto al Festival di Internazionale, e che ha svelato le contraddizioni della rete. Protagonisti: Michael Anti, blogger cinese, e Evgeny Morazov, bielorusso abitante negli States profondamente critico rispetto alla presunta rivoluzione democratica di Internet.

Wikileaks, le rivolte nordafricane, hanno sostanzialmente donato un alone di santità democratica ai blog, alla comunicazione dal basso, che è di per se’ parcellizzata, individuale, ma riesce, attraverso il potere della comunicazione, ad associare persone, a volte interi popoli, soprattutto con reazioni di pancia, di sdegno, di rivolta appunto.

Ma non è ovunque così, non è necessariamente così. Michael Anti fa parte di 500 milioni di utenti di internet e di 200 milioni di microbloggers in Cina, intendendo con questi coloro che hanno un account Facebook o Twitter o similari. In Cina, per quanto in fortissima crescita economica, egemonica a livello globale, i singoli cittadini, soprattutto quelli delle zone contadine della federazione comunista cinese, vivono in condizioni di forti limitazioni di libertà e con un controllo sanzionatorio che arriva fino alla pena di morte. Stesso dicasi potenzialmente per gli abitanti degli altri distretti, anche se maggiormente occidentalizzati, soprattutto grazie alla forte ricaduta economica. Come è possibile che milioni di possibili dissidenti non animino una rivolta simile a quella del nordafrica? Perchè in Cina Facebook o Twitter non esistono. O meglio, esistono esatte copie cinesi con i server centralizzati a Pechino. E non in California. Questo vuole dire che ogni singolo account è registrato, schedato, pronto per essere eventualmente chiuso, con tutto ciò che potrebbe conseguire per il suo proprietario. E, incalza Evgeny Morozov, Facebook e Twitter, insieme a Google, erano entrate nel mercato cinese, ma se ne sono allontanate non per motivi politici, ma perché non avendo l’utilizzo dei propri server residenti negli States non avrebbero potuto controllare gli account per i fini di profilazione pubblicitaria, certo meno cruenta, ma non meno invadente. Hanno colonizzato e poi venduto quasi subito, con un loro profitto, lasciando la piazza alle rispettive copie cinesi. Discorso chiuso.

Come mai allora la rivolta in Nordafrica è funzionata? perché Mubarack, per parlare dell’Egitto, caso eclatante ed esemplare, semplicemente ignorava la Rete, e il suo esercito, in gran parte ancora al potere, non considerava pericoloso il web. Quindi ogni account dei bloggers era protetto in California con buona pace di tutti. In Cina no, perché va’ detto, il Politburo è estremamente attento a tutto, tecnologia compresa. E si dice che sarebbe bastata una telefonata a Mark Zuckerberg per far chiudere gli account “sgraditi” al potere.

Insomma, nei Paesi con forme di governo dittatoriale, consapevoli del potenziale del web, la rete è un efficace strumento di controllo, e non esiste tuttora, sostiene Morozov, governo, agenzia o associazione che si interessi a questo problema sostanziale di libertà. Al contrario la cosidetta primavera araba è stata  lodata negli States anche per favorire l’approdo di aziende e la costruzione di infrastrutture utili per potenziare i megatrust della tecnologia.

In Bielorussia, altro Paese con gravi problemi di libertà di opinione e di democrazia, le generazioni più giovani usano Facebook e Twitter ma per veicolare da uno all’altro lo sberleffo, la satira nel confronto del potere. E’ insomma una comunicazione sostanzialmente immatura, inefficace per un reale cambiamento. Non esiste una reale movimento, che comunque verrebbe anticipato dal KGB nelle piazze, che, come in Cina, monitora ciò che avviene in rete. Insomma, lo sfogo in rete è un modo accettabile di contenere ogni forma di dissenso organizzato.

E poi esiste il fenomeno Wikileaks di Assange, che riletto in chiave cinese rappresenta il tipico narcisismo da hacker occidentale. Michael Anti parla di un’operazione fuori controllo, che per un criterio assoluto di trasparenza ha creato un caos istituzionale che certo può aver giovato ai paesi dove la democrazia è matura, e dove gli scandali possono spostare opinioni, masse, fare cadere qualche testa. Ma nella Cina attuale le informazioni di Wikileaks hanno portato all’arresto di molti dissidenti, professori universitari, intellettuali, giornalisti, che avevano rapporti riservati con le ambasciate per tenerle aggiornate sulla situazione dei diritti umani. E’ l’ineffabile fascino del “Crowd Sourcing” secondo Morozov, certo un po’ irresponsabile.

Morozov, movimentista di piazza convinto, fiducioso nelle organizzazioni sul territorio, cita Angela Davis per descrivere severamente il fenomeno lampo di Wikileaks: “E’ come il junk food: ti soddisfa per un attimo ma non ti nutre”. Meglio avrebbe fatto Assange a fermarsi prima, a organizzare quella rete di hackers motivati e pronti non solo a curiosare dallo spioncino per poi cadere nella sterile protesta delle discussioni in rete, ma creare un nocciolo solido di attivisti di piazza. Ora Wikileaks è un maelstrom di infiltrazioni, false informazioni, un agente di notizie poco affidabile.

Michael Anti torna sul caso cinese per puntualizzare che una nuova Tien An Men all’epoca di internet sarà impossibile, perché gli studenti e i contadini che si muovevano dalle regioni federate e arrivavano in massa fino a Pechino per denunciare i governatori locali, ora trovano nelle petizioni online una risposta da parte del governo centrale, ben lieto di monitorare la temperatura dell’insoddisfazione popolare e di sostituire i governatori sgraditi per mantenere perfettamente lo status quo.

Ma non tutto è perduto secondo Morozov e Anti, e le risposte che forniscono paiono convincenti: Morozov suggerisce di seguire le tecniche di marketing 2.0 statunitensi, assolutamente all’avanguardia (vedi il celebre “cluetrain manifesto” ndr) e applicarle alla controinformazione. Anti spiega invece di non disperdersi su mille argomenti ma specializzarsi su tematiche e diventarne i massimi esperti, per acquisire credibilità, fiducia e seguito. Le persone vogliono sapere “ora” e in modo approfondito. “Concentrarsi sul punto subito, che deve emergere già dal titolo, evitare di mandare troppi tweet al giorno, meno di dieci, e mantenere sempre la concentrazione”. Affascinante, elementi di SEO spiegati ai militanti. Nuovi e consapevoli leader crescono nella rete.

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5 thoughts on “L’Utopia nel Web

  1. Pingback: L’utopia del web | agora-vox.bluhost.info

  2. Ciao. Ho trovato il link di questo post sul blog della Marzano e ti riporto quanto commentato da lei per informazione:

    “Prima di Obama in Italia cominciò Beppe Grillo, il suo blog diventò in pochi anni il decimo più visto al mondo e il secondo più visto in Italia. Non è un politico daccordo, ma sappiamo che parla di politica e che è un personaggio, che piaccia o no, che è stato più politico di tutti i politici visti in almeno 30 anni. Poi Beppe Grillo ideò il Movimento 5 stelle (l’ha solo ideato, non ne fa parte e non ne è leader, notare bene) che viene sempre omesso e oscurato dalle fonti di informazione (come i grandi giornali “liberi” come La Repubblica e L’Espresso ad esempio) e anche da questo post noto. Il Movimento 5 stelle è unico al mondo nel suo genere e attraverso la Rete mette in contatto moltissime persone sempre in aumento che ne scoprono la conoscenza e spesso finiscono per votarlo (visto il programma concreto e i fatti che mette in campo), un esempio di democrazia diretta pertecipativa cosa che PD e simili non faranno mai. Infatti a Ferrara il 27/11/2011 ci sarà il Democrazy Day, organizzato dal Movimento 5 stelle, che consiste nel votare delle questioni in modo non solo teorico ma pratico per una giornata intera con tutte le forme di voto che si conoscono sino oggi attuate nei Paesi che hanno strumenti di democrazia diretta. Qui in Emilia Romagna c’è la sinistra che la fa da padrona ma nonostante gli inviti fatti più volte ai personaggi delle istituzioni locali di partecipare a queste giornate o serate informative sulla democrazia diretta voi pensate che sia mai venuto qualcuno? Da destra, a centro, a sinistra tabula rasa. Non ti rispondono neanche.
    Bello sempre filosofeggiare per non dire nulla e non dare mai soluzioni. Se vogliamo cambiare l’Italia i mezzi ci sono e le alternative pure ma se vogliamo stare in mano sempre a questi e parlare sempre di una politica morta e sepolta allora accomodiamoci, non aspettano altro.
    Informiamo e informatevi perchè la rivoluzione siamo noi.”

    “Sii il cambiamento che vuoi avvenga nel mondo.” (Ghandi)

    • Ospito il tuo commento Andrea, precisando che quanto riporti non ha nulla ha che vedere con il mio post e che rischia di sembrare un megaspottone per un evento del Movimento 5 Stelle, al quale personalmente non aderisco.
      🙂

      • No Federico, francamente il tuo post non l’ho letto. Ho letto, come dicevo, il commento tuo nel blog della marzano dove scrivevi che linkavi qui il suo post, infatti il mio commento è stato scritto da lei, te l’ho solo riportato perchè pensavo potesse interessarti. Non c’è nessuno spot, non sono iscritto al Movimento 5 stelle e nemmeno ne faccio parte ma ritengo che fare circolare informazioni su avvenimenti interessanti che possano dare più civiltà a questo Paese sia l’unica cosa che possiamo fare. L’evento è interessante non dovrebbe interessare chi lo fa ma cosa si fa di concreto… almeno secondo me. Ciao.

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