Il Ripasso 5: Pixies

Gago

Gago

“Oh al concerto di Ferrara non ha detto neanche ‘ciao Italia’ o ‘i’m glad to be here’ o ‘thank you salama da sugo’. Maledetto ciccione.” (Gago, esperto di rock americano e altre cose).

La storia dei Pixies in fondo è un po’ così, fatta di comportamenti sgradevoli. Informandosi si scopre che il gruppo rock’n’roll di Boston era al suo interno corroso da continue liti causate, probabilmente, dall’incontro/scontro di due talenti grandi quanto il loro stesso ego: Black Francis, alias Charles Thompson (cantante, compositore e chitarrista) e Kim Deal (bassista, cantante e compositrice non molto utilizzata nella band).

Charles Thompson

Black Francis

Il ciccione della citazione del tuttologo Gago è proprio Black Francis, figura cardine attorno alla quale gravita la storia dei Pixies. Charles non si distingue particolarmente negli studi, tanto che arrivato all’università, la U-Mass (University of Massachussets) che ricorderà nell’ultimo album dei Pixies, distrae il compagno di studi Joey Santiago e lo coinvolge nella musica. I due suonano le composizioni di Charles e fanno la vita degli studenti “fuori sede”, finché per uno scambio universitario Thompson non si trasferisce a Portorico per imparare lo spagnolo. L’esperienza è traumatica: troverà la popolazione afflitta da una povertà desolante e non un momento di serenità neppure nello studentato, dove divide la stanza con, parole sue, “una checca psicopatica”. Motivi sufficienti per tornare filato a Boston.

Joey Santiago

Joey Santiago

Riallaccia col povero Joey che voleva studiare, torna a traviarlo, lo persuade che l’unica via sia quella musicale. I due provano un po’ di canzoni a volte in trio con un tastierista di supporto. Charles ascolta quasi esclusivamente gli Husker Du e Captain Beefheart. Joey Santiago ha una passione per David Bowie del periodo berlinese. Pronti ai posti di partenza, prima del via sentono la necessità di strutturarsi come una classica rock’n’roll band, e quindi mettono un annuncio alla ricerca di un bassista che abbia un margine di gusto che vada da Peter Paul & Mary agli Husker Du. Si presenta Kim Deal, forse più vicina al folk e al country che all’hardcore del grande trio del Minnesota. Viene accettata immediatamente nel gruppo. Manca ancora un batterista. Lo trova la nuova arrivata, che presenta agli altri David Lovering, conosciuto alla festa del matrimonio di lei, influenzato dalla musica un po’ tamarra dei Rush e dallo stile poderoso del loro batterista Neil Pert.

Kim Deal

Kim Deal

Il gruppo inizia le prove nel garage del padre di Lovering (possiamo quindi a pieno titolo definirla una “garage band”!!!). Kim Deal descrive il modo in cui nascono le canzoni “da una serie di accordi e di spunti di Charles il gruppo crea gli arrangiamenti. Se sono troppo duri e violenti tentiamo di contenerli in un tempo ridotto”. Nel frattempo Charles Thompson diventa Black Francis, identità che lo accompagnerà per tutta la storia del gruppo.

David Lovering

David Lovering

Suonano nei pub, nei locali di “alternative rock”, finché la svolta non avviene facendo coppia dal vivo con il gruppo delle Throwing Muses. Durante il tour assieme  vengono spinti a registrare un demo che arriverà nelle mani di Ivo Watts-Russell, proprietario della etichetta 4AD. Abituato a sonorità più raffinate non è convintissimo del progetto, ma accetta. Dopo un fantastico EP tratto dal demo (“Come on Pilgrims”) Ivo Watts-Russell contatta il mago della produzione rock Steve Albini e lo mette alla regia dei suoni di “Surfer Rosa“, il primo album dei Pixies, il migliore, anno domini 1988.

Le perplessità di Ivo Watts-Russell si riveleranno infondate. Il disco viene acclamato dalla critica e salutato come una rivelazione da musicisti come David Bowie, gli U2 e da un giovane Kurt Cobain che confesserà di aver avuto come obiettivo quello di scrivere canzoni che avessero la dinamica di quelle dei Pixies. “O sarei riuscito a comporre cose come le loro o avrei tirato su una cover band dei Pixies” rivela il frontman dei Nirvana, che chiameranno non a caso Steve Albini per il loro disco “In Utero”, nel tentativo di recuperare il “Pixies sound” di “Surfer Rosa”.

Se il primo album è un capolavoro (da sottolineare la grafica e le fotografie raffinatissime tipiche della 4AD che contrastano totalmente con lo stile radicale e a volte beffardo del gruppo di Boston), il secondo “Doolittle” è molto più curato nei suoni. La produzione investe 40.000 dollari, 4 volte tanto rispetto il precedente album. Il singolo “Monkey Gone to Heaven” prevede addirittura un quartetto d’archi nell’arrangiamento. L’album è comunque ottimo e raccoglie nuovamente il successo del pubblico e della critica. I contenuti dei testi di Black Francis si riferiscono sempre di più alla religione, dovuti all’avvicinamento al culto pentecostale, affiancati da altri che trattatano argomenti come l’incesto o la mutilazione. Il giovane Francis si fa sempre più Black e personalmente negli argomenti trattati ci vedo qualche segnalino di disturbo personale. Ma nel rock’n’roll la lista dei tipi un po’ bizzarri è decisamente lunga.

Iniziano gli scontri: già nel primo disco Steve Albini aveva lasciato una traccia di litigio fra Black Francis e Kim Deal con un sonoro “Fuck and Die”. E’ solo un precedente che sfocerà in un gesto poco carino del nostro Black che scaglia durante un concerto a Francoforte la chitarra contro Kim (che, a detta degli altri, era una testarda rompiscatole). Questo determinerà la chiusura di ogni comunicazione fra i due. La situazione, ormai degenerata, costringe il gruppo a una pausa durante la quale, mentre tutti vanno in vacanza, Kim Deal ne approfitta per creare una band nella quale sfogare tutta la sua creatività: si chiamano Breeders. Nel gruppo ci sono Tanya Donnelly delle Throwing Muses alla chitarra  e l’ex batterista degli Slint Britt Walford sotto falsa identità femminile.

Al ritorno dalle “pause di riflessione” la guida passa totalmente in mano a Black Francis, che compone l’album “Bossanova”, sotto l’evidente influsso della surf music. Chitarre riverberate proiettano l’ascoltatore negli anni ’60 di gruppi come gli “The Shadows”, mentre brani pieni di sentimento (Velouria) cantano di amori verso “creature aliene viste nei telefilm (cit. Danilo Masotti)”. Ed è proprio il blogger/scrittore bolognese, già cantante dei New Hyronia (che realizzarono alcune cover dei Pixies con testi originali in italiano) a ricordarci che il tema principale degli ultimi due dischi è la fantascienza, di cui Black Francis era un appassionato.

A distanza di un anno Black Francis realizza nuovamente tutto da sé il materiale per quello che sarà l’ultimo disco dei Pixies, “Trompe le Monde”, del 1991. Superiore al precedente, è prodotto in modo brillante, contiene il solito melange fra brevi sketch e canzoni più convenzionali, dal punk rock alle melodie più sognanti. Segue lunga tournée con il solito clima di tensione, finché, nel 1993, Black Francis comunica a sorpresa durante una trasmissione radiofonica che il gruppo è sciolto. Solo successivamente telefonerà a Joey Santiago e manderà due fax a Kim Deal e David Lovering per comunicare loro formalmente la notizia.

Situazione finale: Black Francis cambia identità, si trasforma in Frank Black e inizia una carriera solista, Kim Deal col secondo album “Last Splash” delle Breeders azzecca un singolo che scala le classifiche, intitolato “Cannonball”. Joey Santiago suona un po’ per Frank Black e realizza alcune colonne sonore televisive. David Lovering diventa un prestigiatore e si esibisce anche prima dei concerti di Frank Black e delle Breeders.

Danilo Masotti

Danilo Masotti

Quindi a sopresa si riuniscono nel 2004 per esplorare l’interesse del pubblico. Fanno qualche data e il successo è clamoroso. Partono per una tournée che li terrà sostanzialmente impegnati, in modo discontinuo, per tre anni. A chi chiederà se si parla di produrre anche nuovo materiale per un disco la risposta è un secco (e dignitoso) no. E qua ci ricolleghiamo non solo alla citazione di Gago nell’introduzione all’articolo, ma anche al dialogo con Danilo Masotti, autore del romanzo “Ci Meritiamo Tutto®” sottotitolo “Nessuno pensava sarebbe finita così…”, Pendragon Edizioni. Il protagonista, Mario Zanardi, è Ci Meritiamo Tutto®spettatore di un concerto dei Pixies “Si, ma sono i Pixies del 2006; è contento perché se li era persi nel 1989 allo storico concerto del Capolinea 97 di San Giorgio di Piano (Provincia di Bologna, ndr) per pigrizia, perché non voleva spendere 10.000 lire, per poi finire a passarsi il solito sabato sera a bere birre con gli amici.” Il senso di nostalgia per l’occasione perduta di partecipare a un concerto importante credo faccia parte dell’esperienza passata di ciascuno di noi. Prosegue Masotti “Ma quella ferita aperta per non essere stato parte di un evento epocale, che Zanardi crede di riemarginare assistendo alla data della riunione, diventa una esperienza penosa. Si rende conto di essere un ‘adultolescente’ (adulto anagrafico ma adolescente nello stile di vita e nelle aspettative ndr) che sta assistendo a un concerto di vecchi milionari, che speculano sulla folla degli adultolescenti accorsi in massa per sentirli suonare”. Il cinico realismo di Masotti fa scorrere sempre un brivido sulla schiena. E credo sia il modo più onesto per concludere la storia dei Pixies. Almeno di non volerceli ricordare così:pixies

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