Chiara Guidi: Madrigale

Chiara Guidi

Chiara Guidi

Buio in sala. Sipario. Sul palco una elegante geometria di corpi seduti e in piedi su una piattaforma inclinata compone un poliedro complesso. Chiara Guidi costruisce sul palco un oggetto tridimensionale composto di linee immaginarie che congiungono teste e corpi. E’ giusto l’attimo di silenzio prima di una tempesta di voci polifoniche, drammatiche ed emozionanti: è il preludio.

Flashback: Chiara Guidi si laurea a Bologna in lettere moderne, mentre i suoi compagni di strada Romeo e Claudia Castellucci si formano al DAMS. Eppure Chiara Guidi all’interno di questo sodalizio che si chiama Societas Raffaello Sanzio è, paradossale, l’anima musicale. Nella musicalità della voce trova la propria via nel ricercare.

Ricercare: non pensiate sia termine esclusivo di recenti esperimenti teatrali riusciti o fallimentari che siano. Il ricercare è un termine musicale rinascimentale e barocco, ampiamente studiato da Girolamo Frescobaldi. Chiara Guidi, che si muove agevolmente sul piano storico, compie la sua ricerca nel Madrigale, anch’esso genere rinascimentale e barocco, ma incentrato sull’utilizzo della voce.

“L’esperienza di Madrigale nasce nel 2007” spiega Chiara Guidi “in una dimensione più ampia di quella teatrale. La definisco partitura teatrale, un cantare-recitando rispetto al recitar-cantando di Monteverdi“. Una inversione che indica una maggiore attenzione verso il suono, padrone del palco e dell’intero teatro.

Una partitura quindi, ma sui fogli non esiste un pentagramma. Come altri musicisti sperimentatori Chiara Guidi cerca di superare l’elemento normativo per portarlo su quello emotivo e interpretativo, ma senza che prevalgano. Deve essere tutto sotto il controllo del direttore Chiara Guidi: tutto concordato e organizzato nei dettagli, perché un eccesso potrebbe rendere l’interpretazione falsa. Questo rigore è importante e apprezzabile in un panorama che si sta lasciando andare a lasche trovate d’effetto (che variano dalla gioventù ribelle alla senilità incontinente).

“Madrigale al contrario di quanto avviene nella ricerca non è legato all’interpretazione, e quindi non è volatile, è creato per essere ripetibile da altri ensemble seguendo la partitura. Una partitura che di volta in volta è fatta di nomi e cognomi, quelli dei nuovi interpreti, anche se in loro vedo le persone di quella prima edizione del 2007.” Di questa prima esperienza seminale rimangono le voci registrate, che rimarranno nel tempo, a far da controcanto alle voci degli interpreti sempre nuovi. “A fissare nel tempo l’opera, oltre questi echi provenienti dal passato, ci sono una serie di convenzioni fatte di scrittura grafica e letteraria (freccie, spirali, o elementi che richiamino i sentimenti, con termini come ombra)”.

Madrigale, pur nell’esperienza che dura da 5 anni, è frutto di laboratori con interpreti sempre nuovi. L’interpretazione tenutasi al Teatro Testoni di Casalecchio venerdì 16 marzo e in replica sabato 17 marzo è frutto di soli 5 giorni di audizioni per sentire i timbri vocali ed assegnare le parti, per le prove e i “training” vocali, più tre giorni di messa a punto complessiva.

Madrigale è una opera bella e suggestiva, frutto di gusto e intelligenza. E’ una partitura elettroacustica ricca di parti di recitazione accennata attraverso questa tecnica che Chiara Guidi definisce molecolare, e che per analogia con l’arte visiva si potrebbe definire “puntillistica”. I testi vengono frammentati e uniti secondo una teoria geometrica, o atomistica: ogni singolo suono, visto come punto, se unito a tanti altri punti crea una linea sonora.

Qualche delusione per il testo di Claudia Castellucci, tratto dal libro “Uovo di Bocca” edito da Einaudi, scelto dalla stessa Chiara Guidi. La storia di un povero piccolo cane che vaga per la città confuso, terrorizzato, utilizzato, schiavizzato, vittima delle circostanze. Un po’ poco per una partitura tanto affascinante. Ma si tratta pur sempre di un cantar-recitando.

Alla fine generosamente Chiara Guidi regala un antemprima rivelando che il prossimo progetto al quale ha appena iniziato a lavorare è una rivisitazione dell’importante capitolo musicale dei lieder. In compagnia del pianista Fabrizio Ottaviucci cercherà di elaborare un lieder recitato, utilizzando come testi le lettere che Rimbaud scrisse a Verlaine. Scommessa complessa e affascinante.

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