Teatro in Emilia Romagna: Chi viene, chi va


Ubu Roi di Roberto Latini

Una scena dell'UBU ROI di Roberto Latini

Compagnie teatrali che vengono, compagnie teatrali che vanno. Il 26 aprile 2011, nel giorno dell’elezione del Consiglio di Amministrazione della fondazione Emilia Romagna Teatro, con il nuovo presidente Daniele Gualdi, riusciamo a raggiungere al telefono Roberto Latini, fondatore-regista-attore della compagnia teatrale Libero Fortebraccio Teatro, che dal 2007 si era preso in carico la gestione del Teatro San Martino, nel centro storico di Bologna.

“In questi anni da noi sono passate quasi tutte le più importanti compagnie italiane, e con il progetto Maestri avevamo chiamato in città nomi come Luca Ronconi, Peter Stein, Giorgio Barberio Corsetti, Chiara Guidi, o attori come Maddalena Crippa e Mario Scaccia. Abbiamo programmato stagioni con Ascanio Celestini o con la presenza di Emma Dante” ormai più famosa all’estero che da noi. Nemo profeta in patria, vale soprattutto nell’ambito teatrale.

Ora il Teatro San Martino chiude. Lo ha fatto ufficialmente comunicandolo alla conferenza stampa di venerdì 27 aprile 2012. “Il Teatro San Martino è una struttura privata, della Curia, e il grosso delle spese era per l’affitto e per le utenze. A fronte di questo impegno economico abbiamo ricevuto al massimo come contributo 18.000 euro, quando per mandare avanti una struttura del genere, fra spese e produzioni, ce ne vorrebbero almeno 100.000

Ci hanno provato in molti a gestire il San Martino, ma secondo Latini c’è sempre stata la sordità dell’amministrazione cittadina. “Il nostro è un teatro di produzione e abbiamo da sempre svolto un servizio cittadino evidentemente non riconosciuto”. E non stiamo parlando di una filodrammatica, ma di una delle realtà più interessanti del panorama italiano. Stiamo per perdervi? “Per ora rimarremo a Bologna, anche se la chiusura ufficiale del Teatro è prevista per il primo maggio. E poi da compagnia residente torneremo al nomadismo delle tournée” dove la compagnia è stata ospite dei principali festival e teatri.

A dare retta al nuovo direttore di ERT Daniele Gualdi i teatri a rischio dovrebbero seguire l’esempio del Teatro Valle: occupazione dello spazio, presa di responsabilità dell’amministrazione pubblica nel coprire le spese di gestione e una seria capacità di impresa da parte della compagnia. Perché per ogni teatro che chiude la città si impoverisce di una azienda, lo dice lo studio regionale sulle attività creative stilato dall’ERVET per la Regione Emilia-Romagna. Ma non fa lo stesso rumore di una realtà manifatturiera.

Antonio Latella

Antonio Latella

Ma per una compagnia che rischia di andarsene dalla Regione un’altra decide di aprire la propria sede legale a Forlì. Si tratta della “Compagnia Stabile/Mobile Antonio Latella” dell’omonimo regista. “E’ nata come compagnia legata al Teatro Nuovo di Napoli” ci racconta il co-fondatore Michele Mele “che raggruppava attori e maestranze stipendiate e chiamava di volta in volta registi diversi per seguire un progetto dedicato al tema del fondamentalismo. Una rosa di sei registi per un totale di diciannove produzioni“.

Poi ad aprile del 2011 il progetto termina e il Teatro Nuovo non rinnova la formula del gruppo fisso. Uno dei drammaturghi della compagnia, Federico Bellini, suggerisce di trasferire la compagnia in Emilia Romagna, dove grazie alla legge 13 il finanziamento e gli aspetti burocratici sono decisamente migliori rispetto al resto dell’Italia. “Inoltre ci ritroviamo circondati dal meglio delle compagnie italiane che abbiano un riscontro anche all’estero“.

E adesso Antonio Latella sarà uno dei protagonisti di VIE Scena Contemporanea Festival al teatro Herberia di Rubiera addirittura con una maratona di 5 spettacoli liberamente ispirati da “Via col Vento” intitolati FRANCAMENTE ME NE INFISCHIO, con i loro capitoli Twins, Atlanta, Black, Match, Tara. Dalle 15 e 30 fino alla 23 e 30 del 2 giugno. Un modo maestoso per dare inizio alla propria nuova “residenza legale” emiliano-romagnola.

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