Marina Girardi: osservare/osservarsi

Marina Girardi

Marina Girardi

Tutto parte con Kurden People, il suo primo viaggio da sola nel mondo del fumetto dopo numerose copertine e illustrazioni per riviste. Marina Girardi è della stoffa di Senofontedeve affrontare faticose camminate con zaini giganteschi, lunghe tirate in salite come un gregario di Coppi per indagare la vita. In questo è anche della razza di Jarry, che dalla bicicletta osservava meglio il paesaggio nel suo scorrere come una pellicola cinematografica, ma Marina non è irascibile come il nanetto francese, anzi tutt’altro.

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da “Appennino” di Marina Girardi

Qua comunque si parla di “Appennino“, un racconto fra entomologia, ornitologia, botanica e comunitarismo fricchettone. Avrei quasi sperato che l’esperienza di Marina sui miei odiati-amati quasimonti appenninici fosse durato più di quei circa due anni che mi confessa. Deluso da questa esperienza breve, poco immersiva per una sincera montanara bellunese come lei, non posso che confondermi nei disegni che affiancano ai momenti più narrativi di amicizia, di immersione dei ricordi storici, di descrizione attenta del territorio, al caos del paesaggio, della natura che si ingigantisce con i suoi animali, le sue enormi piante pleistoceniche, piascialetto come grattacieli, pettirossi degni avversari di Godzilla, disegnati con una attenzione da catalogatrice. Marina è un Darwin dolomitico che si confronta con la natura appenninica. E ritorno alla storia: Marina è sempre attenta, si prepara, perché paesaggio e storia sono tutt’uno, e mi viene in mente chi sostiene che alcune notti presso il Trasimeno si sente ancora il clangore delle armi dei Romani e dei Cartaginesi, ma l’epica di Marina è più recente, e come è giusto si associa all’Appennino la linea gotica, la seconda guerra mondiale, tedeschi vs. partigiani.

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da “Appennino” di Marina Girardi

“La storia segue un ciclo di un anno; rappresento le stagioni con le loro influenze sulla natura e sui nostri comportamenti. E’ un diario di viaggio stanziale, nel quale ho composto il paesaggio dal vivo. I segni, gli animali, le piante compongono il paesaggio come una sorta di psicogeografia. Ho realizzato tutto a matita, sono schizzi dal vero”.

E poi il cambiamento repentino, la sperimentazione sentita come necessità espressiva. Un periodaccio, confessa Marina, ma non dal punto di vista dell’illustrazione. Solo Giuda Edizioni poteva accettare lo scavo intimo di “Dalle Tane“. Animali totemici che rappresentano gli stati d’animo e i nostri istinti. “Una sorta di regressione nata dalla mia esperienza di didatta per l’infanzia. Ho  provato a ritornare a un segno libero senza schemi, senza sovrastrutture, un flusso di liberazione del segno. Una sorta di sismografo dello spirito.” Cita come riferimento iconografico e stilistico Afro Basaldella, un furlano astrattista pieno di colori e segni grafici che sembrano indicare una direzione da seguire con gli occhi.

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DalleTane- Marina Girardi

Nei prossimi lavori credo cercherò una sintesi fra segno pittorico e descrittivo. E’ tutto in continua metamorfosi.” Sembra non voler rinunciare alla spontaneità Marina “in fondo ricerco solamente un segno innamorato del colore e del gesto.”

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