Alice Tambourine Lover

Alice Albertazzi e Gianfranco RomanelliUna volta era il gruppo Alix, con una lunga esperienza e una canzone con il testo scritto da Stefano Benni (il Killer). Però questa è un’altra storia musicale che mantiene due componenti essenziali degli Alix. La voce è quella della “titolare”, Alice Albertazzi, alle voci, alle chitarre acustiche ed elettriche e al tamburello suonato con un pedale, come fosse una grancassa. L’ispirazione sono i musicisti ai crocicchi delle strade che si ingengano per moltiplicare i suoni e la ritmica con i quattro arti che gli sono stati messi a disposizione. Poi c’è Gianfranco Romanelli, basso negli Alix, e qua straordinario suonatore di Dobro (avete presente quelle splendide chitarre metalliche suonate con un collo di bottiglia al dito per farle miagolare viziose?), alla chitarra elettrica (ottimamente effettata) e un basso che passa con assoluta discrezione da base ritimica a ruvido strumento solista. Alice Tambourine Lover: questo il loro nome. Se sono in giro andateli ad ascoltare, perché sono in due ma riescono a riprodurre alla perfezione l’ottimo album. Avrete potuto sincerarvene anche dal brano precedente, che apre l’album, “Angel’s Gone“. Alice canta benissimo, ma mi piacerebbe che la sua pulitissima voce potesse essere sporcata da qualche effetto elettrico. Credo darebbe maggiore coerenza a un lavoro che sull’idea di canzoni polverose e graffiate gioca tutto il suo fascino. Canzoni semplici, qualcuno dirà. E grazie, il vero blues è forse complesso? è l’anima che ci metti dentro che conta, e se un po’ te ne intendi capisci al primo ascolto se la musica è genuina o se è una patacca. Qua c’è quel ‘quid’ che rende il disco sincero, oserei dire internazionale, intendendo che non si tratta di una operazione provinciale di emulazione. I suoni, si è già detto sono splendidi, e già questa selezione sapiente consegna al disco e alla musica un 80% di ottima qualità. Poi le recensioni che ho letto (perché mi tengo informato, vè!) parlano di Mark Lanegan, John Parish, PJ Harvey… ai lettori l’ardua sentenza. Io sento spontaneità, niente di artefatto, nessuna corsa piena di inciampi inseguendo qualche nome nobile da scimmiottare. Il senso della corsa semmai lo trasmettono a chi ascolta: caldo, sudore, la polvere sollevata alle nostre spalle che si deposita sul corpo e sulle emozioni. Alice Tambourine Lover hanno una lunga esperienza, non hanno bisogno di emulazioni. Sono loro, hanno carattere.

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