Marco Machera: One Time, Somewhere

Marco Machera One Time SomewhereMarco Machera, intuisco da una sua breve bio su internet, ha il ritmo nel sangue (come recita un terribile luogo comune). Ma non è nato, per dire, ad Atlanta, ma a Latina. Inizia a 12 anni a suonare la batteria, che lascia dopo poco per una forte attrazione per il basso. Beato chi ha genitori che incentivano le passioni con tanta liberalità. Ora Marco Machera, che ha un curriculum tipico da “manico” dello strumento (progressive e metal alle spalle, nel nome dei mirabolanti ‘sleghi’ che provocano i commenti entusiasti degli adolescenti) ha ‘la bellezza’ di 26 anni. Pensate, così “vecchio” e finalmente esce con un disco con Pat Mastelotto alla batteria (King Crimson, XTC) e Mark Kostabi al piano (si, proprio lui, il pittore che è anche musicista).

Il suo primo disco solista si intitola ‘One Time, Somewhere’ , e quando lo ascolto non mi stupisce di vedere il giovane Marco ritratto in alcune fotografie mentre suona con Adrian Belew, Tony Levin, Mastelotto…E’ come se ‘Dinosaur’ dei King Crimson, così equilibrato fra pop e sperimentazione sui suoni, fosse il brano sottotraccia dell’intero album. Marco ritengo sconti, sicuramente per la giovane età, una cultura dell’ascolto forse un po’ da allargare e da maturare, ma il talento è indiscutibile. Infatti raccoglie l’incoraggiamento di musicisti come Steve Hackett e David Rhodes. Due punti a favore la rinuncia ad ogni arzigogolo alla ricerca di una sua forma canzone (come nella precedente Days of Summertime) e una postproduzione con i controca… vabbè avete capito, di altissima qualità.

Complessivamente One time, somewhere è un disco molto ben curato, piacevolissimo, ma, se Marco mi permette, si dovrebbe sganciare dalla cultura musicale alla quale è rimasto legato come con un cordone ombelicale. Oserei dirgli di ‘svecchiare’ i propri riferimenti. Se non proprio uccidere i propri padri artistici almeno dargli due leggere legnate e chiuderli in un armadio per dedicarsi a territori musicali mai frequentati prima. E’ ancora troppo forte in Marco Machera l’impronta di chi ha con onore sviluppato uno dei migliori discorsi musicali dei primi anni 80 (King Crimson) ma che forse andrebbero superati per aprirsi a confini ignoti. Credo che il talento compositivo ne gioverebbe molto. Comunque tanto di cappello per il risultato e la stima ottenuta da parte di musicisti così importanti, sia chiaro. Per concludere, ‘One time, Somewhere’ è un ottimo prodotto che ha un ulteriore pregio uno spot girato a Bologna. Un punto in più a favore.

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