Baba Jaga: Mito, Verità, Natura

Ca Colmello

Ca Colmello

Baba Jaga è un’associazione nata da una coppia trasferitasi in un casolare a Sassoleone, nascosto fra le splendide colline sopra Castel San Pietro (BO). Ristrutturato da poco tempo, l’antico casolare è diventato un luogo che ospita attività dedicate a bambini e adulti. Laboratori che vanno dall’insegnamento della manualità alla danza, al teatro, alle arti marziali. Ma è anche una quinta naturale e suggestiva che ospita spettacoli e narrazioni.

Con la consulenza artistica di Marco de Marinis, responsabile del Centro la Soffitta, del Dipartimento Musica e Spettacolo dell’Università di Bologna, è nata la prima edizione del Festival ATTRAVERSO, dove alla conclusione dei laboratori performativi seguono spettacoli che hanno come elemento comune il rapporto che il corpo e lo spirito riescono a creare con l’ambiente naturale che li circonda.

Sista Bramini

Sista Bramini

In questa direzione è andato il lavoro immersivo condotto da O Thiasos Teatronatura: immersivo è un termine non casuale, poiché la narrazione della regista e attrice Sista Bramini e della musicista Camilla Dell’Agnola ha come tema i Miti d’Acqua. Ispirata dalle Metamorfosi di Ovidio, l’attrice (formatasi con Eduardo de Filippo e Jerzy Grotowoski) è un aedo contemporaneo che ha narrato per noi spettatori le sue storie in cima a un calanco appenninico, che ha la forma di un perfetto teatro.

Dopo l’accoglienza cordiale presso Ca’ Colmello di Sassoleone, dove si respira l’antica aria rurale dei colli, lo spettacolo inizia con un percorso silenzioso che discende ritualmente, attraverso gradoni scavati nella morbida terra, per raggiungere l’attrice e la musicista, in contemplazione del panorama serale della valle. Le candele romane illuminano le figure delle due artiste e ogni manifestazione della natura è concretamente presente. Le luci sono modulate dal soffio del vento – dal pieno chiarore alternato alla penombra. Sista Bramini chiama a gran voce Atteone rivolgendosi alla conca sottostante, e viene per un attimo il brivido che il cacciatore trasformato in cervo da Diana possa rispondere con un bramito disperato.

Camilla dell'Agnola e Sista Bramini

Camilla dell’Agnola e Sista Bramini

Una selezione di tre miti d’acqua compone queste narrazioni antichissime. La ninfa Aretusa divenuta fonte, Ermafrodito e la sua ambigua mutazione nella fonte Salmacia, Atteone e la punizione di essere trasformato in cervo per diventare vittima dei suoi stessi compagni di caccia. Alle spalle degli spettatori si staglia un bosco verticale. La forma di intrattenimento più antico, il racconto orale rivive in luoghi geologici un tempo sommersi da un profondo mare preistorico.

Se nei primi due racconti il ruolo fra protagonisti e dei è mediato dalla richiesta, dalla preghiera esaudita con esiti inaspettati, apparentemente crudeli ma necessari per spiegare al tempo stesso la toponomastica e la presenza di un genius loci a protezione del luogo, nel terzo ritorna qualcosa che si era perso con l’epica più antica: il contatto diretto fra dio e uomo.

Camilla dell'Angola e Sista Bramini

Camilla Dell’Agnola e Sista Bramini

In Omero il dio è il doppio immortale dell’umanità, di cui possiede virtù e soprattutto vizi, che si manifesta continuamente, indirizzando ogni singola azione del mortale vincolandola al proprio desiderio. Solo il Fato non può essere scalfito dai capricci degli dei. Nei miti raccontati da Sista Bramini il dio è invisibile, una presenza silenziosa e potente, e solo la tracotanza mista alla curiosità del mortale Atteone conduce alla visione della nudità della dea Diana, al sacro svelato.

La condanna per aver scoperto la “nuda” verità è quella di chi diventarne parte integrante sperimentare il senso di spaesamento e di terrore (panico) che l’uomo vive nei confronti del rapporto diretto coi misteri della natura. Il messaggio conclusivo di Sista Bramini è quello di tornare a ripensare alla natura come paesaggio misterioso, degno di rispetto. La verità è il bosco.

La programmazione del Festival ATTRAVERSO proseguirà dal 13 al 15 luglio con il laboratorio di ricerca teatrale e sonora di Anna Albertarelli e Roberto Passuti; dal 25 al 29 luglio le pratiche vocali orientali condotte da Ewa Benesz, allieva anch’essa di Jerzy Grotowski. E ancora dal 3 al 5 agosto Germana Giannini sulla forza creativa della voce e infine dal 20 al 29 agosto le arti performative indiane con la compagnia Milòn Mèla, che concluderà la rassegna con lo spettacolo Ananda Lahari (Onde della felicità). Per informazioni contattare il numero 349 2826985 o scrivere a info@babajaga.it

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