Chiara Guidi: Madrigale

Chiara Guidi

Chiara Guidi

Buio in sala. Sipario. Sul palco una elegante geometria di corpi seduti e in piedi su una piattaforma inclinata compone un poliedro complesso. Chiara Guidi costruisce sul palco un oggetto tridimensionale composto di linee immaginarie che congiungono teste e corpi. E’ giusto l’attimo di silenzio prima di una tempesta di voci polifoniche, drammatiche ed emozionanti: è il preludio.

Flashback: Chiara Guidi si laurea a Bologna in lettere moderne, mentre i suoi compagni di strada Romeo e Claudia Castellucci si formano al DAMS. Eppure Chiara Guidi all’interno di questo sodalizio che si chiama Societas Raffaello Sanzio è, paradossale, l’anima musicale. Nella musicalità della voce trova la propria via nel ricercare.

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Genova 2001-2011: Prima di Roma

Black bloc near the World Bank in Washington, ...

I Black Bloc!!

Passati dieci anni dal G8 di Genova e dai suoi scontri, che lasciarono il corpo di un ragazzo morto sul selciato di Piazza Alimonda, si sono ritrovati a parlarne a Ferrara il 30 settembre scorso a Ferrara alcuni reporter esteri, per esprimere alcune considerazioni con i panni degli osservatori.
Ciascuno inizia riportando le prime impressioni all’arrivo a Genova, a partire da Serge Enderlin, giornalista di Le Temps: “Il movimento antimondialista (questa la definizione francese ndr) aveva già conquistato la ribalta con le manifestazioni e gli scontri contro l’FMI a Seattle, a Praga e al vertice di Nizza. Il ritorno di Berlusconi al governo ci faceva prevedere un irrigidimento nelle predisposizioni sulla sicurezza, se non altro per garantire una sua credibilità a livello internazionale. Partito in treno da Torino, il convoglio si fermò a una stazione intermedia senza proseguire, tanto da essere costretto a prendere un taxi. Il tassista si rifiutò di raggiungere il centro di Genova perché, mi disse, c’era la guerra! Ricordo che tutto cominciò ad andare male da venerdì, anche per la conformazione della città schiacciata fra il mare e i monti alle spalle, con il centro storico come una fortezza inespugnabile”.

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Il Pakistan schiacciato fra le ambiguità

gruppi etnici del Pakistan

I gruppi etnici nel Pakistan

Allo scorso Festival di Internazionale si è tenuto un incontro per spiegare l’attualità di un Paese a noi sconosciuto ma che ricopre nello scacchiere mediorientale un ruolo cuscinetto estremamente delicato: il Pakistan. Ad introdurre l’argomento il giornalista Pepe Escobar, corrispondente di Asia Times, che ha voluto inizialmente ricordare la figura di un giovane giornalista pakistano che doveva essere fra i relatori, Syed Saleem Shahzad. Indicato come un reporter coraggioso e vecchio stile, aveva rapporti diretti sia con la Marina Militare Pakistana che con i Talebani, di cui aveva intervistato i più importanti leader tra i quali Sirajuddin Haqqani (il più potente comandante taleban dell’Afghanistan), Qari Ziaur Rahman (comandante di al Qaeda e taleban nella regione dell’Hindu Kush), e Sheikh Essa (guida ideologica takfira di al Qaeda, con base in Waziristan). Saleem ha svolto gran parte del suo lavoro di giornalista per Asia Times Online e per Le Monde Diplomatique in una zona definita ToraBora, sotto i bombardamenti. Invitato a partecipare a una trasmissione televisiva per parlare delle infiltrazioni della marina militare dentro ad al Qaeda, viene rapito e il suo corpo viene ritrovato senza vita il 31 maggio. Aveva 41 anni. La vicenda è stata citata anche da Mike Mullen, ex ammiraglio degli Stati Uniti, per dare ulteriori argomenti all’amministrazione Obama per prendere le distanze dal Pakistan, prima alleato anti-terrorismo e ora Paese visto dagli Stati Uniti con diffidenza se non con ostilità.

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Dopo Mubarak

President George W. Bush and Egyptian Presiden...

Hosni Mubarak

Venerdì 30 settembre 2011, e a Ferrara, al Festival di Internazionale, si è parlato dell’Egitto dopo Mubarak con alcuni giovanissimi opinion leader, in gran parte blogger. Issandr el Amrani, fondatore dell’autorevole blog “The Arabist“, Hossam el Hamalawy, vincitore del premio giornalistico dedicato ad Anna Politkovskaja, e autore del blog “Arabawy”. Infine Ahmed Nagi, giornalista e scrittore, e Sarah el Sirgany, blogger.

Alla data dell’incontro, e tuttora, la situazione è molto confusa, a causa di un governo di transizione militare, “inquinato” dalla presenza di eminenze del precedente governo di Mubarak, che pare ostacolare le richieste di cambiamento.

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L’Utopia nel Web

Mark Zuckerberg, May 2007

Quella lenza di Zuckerberg

Spero che questo post circoli. Perché è la sintesi di un incontro molto significativo su internet che si è tenuto al Festival di Internazionale, e che ha svelato le contraddizioni della rete. Protagonisti: Michael Anti, blogger cinese, e Evgeny Morazov, bielorusso abitante negli States profondamente critico rispetto alla presunta rivoluzione democratica di Internet.

Wikileaks, le rivolte nordafricane, hanno sostanzialmente donato un alone di santità democratica ai blog, alla comunicazione dal basso, che è di per se’ parcellizzata, individuale, ma riesce, attraverso il potere della comunicazione, ad associare persone, a volte interi popoli, soprattutto con reazioni di pancia, di sdegno, di rivolta appunto.

Ma non è ovunque così, non è necessariamente così. Michael Anti fa parte di 500 milioni di utenti di internet e di 200 milioni di microbloggers in Cina, intendendo con questi coloro che hanno un account Facebook o Twitter o similari. In Cina, per quanto in fortissima crescita economica, egemonica a livello globale, i singoli cittadini, soprattutto quelli delle zone contadine della federazione comunista cinese, vivono in condizioni di forti limitazioni di libertà e con un controllo sanzionatorio che arriva fino alla pena di morte. Stesso dicasi potenzialmente per gli abitanti degli altri distretti, anche se maggiormente occidentalizzati, soprattutto grazie alla forte ricaduta economica. Come è possibile che milioni di possibili dissidenti non animino una rivolta simile a quella del nordafrica? Perchè in Cina Facebook o Twitter non esistono. O meglio, esistono esatte copie cinesi con i server centralizzati a Pechino. E non in California. Questo vuole dire che ogni singolo account è registrato, schedato, pronto per essere eventualmente chiuso, con tutto ciò che potrebbe conseguire per il suo proprietario. E, incalza Evgeny Morozov, Facebook e Twitter, insieme a Google, erano entrate nel mercato cinese, ma se ne sono allontanate non per motivi politici, ma perché non avendo l’utilizzo dei propri server residenti negli States non avrebbero potuto controllare gli account per i fini di profilazione pubblicitaria, certo meno cruenta, ma non meno invadente. Hanno colonizzato e poi venduto quasi subito, con un loro profitto, lasciando la piazza alle rispettive copie cinesi. Discorso chiuso.

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La Nuova Cultura Africana

 

Author Igiaba Scego speaking at Festivalettera...

Igiaba Scego

Igiaba Scego è un volto noto nella letteratura di confine. Italo-Somala con spiccato accento romano, ha condotto il dibattito del 2 ottobre ricchissimo di relatori sul palco del Cinema Apollo di Ferrara, durante il Festival di Internazionale.

Introduce gli ospiti citando una lettera della antropologa Giusi Giustopapa al direttore di un quotidiano che aveva relegato le notizie dal continente Africano dentro a una rubrica intitolata “mondo solidale”, nella quale si denuncia che si parla di Africa riguardo le catastrofi e le azioni delle ONG e mai per analizzarla dal punto di vista economico, politico e culturale.

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Femminismo

Michela Marzano

Michela Marzano

Luogo: il teatro comunale di Ferrara, GREMITO. Protagoniste del dibattito: una sempre sorridente Loredana Lipperini, perfetta nel suo ruolo di moderatrice, una composta (un po’ legnosa, rigida nella postura) Natasha Walker, giornalista britannica, attivista per i diritti delle donne, autrice del libro Living Dolls, la dinoccolata Beatriz Preciado autrice del libro Pornotopia, che dal palchetto mi sembrava la sosia perfetta di K.D. Lang, e Michela Marzano, una donna perennemente sull’orlo di una crisi di nervi (così appare).

Doveva essere un tardo pomeriggio in cui alcune importanti rappresentanti della cultura femminista si univano in un unico NO contro la mercificazione del corpo delle donne. E’ finita che se le sono date di santa ragione fra di loro.

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