Shoot4Change: 700 reporter oltre il provincialismo

Manifesto Shoot4Change

Il Manifesto della mostra

Siamo in fase conclamata, il provinciale giornalismo italiano perde i sensi quando Moccia diventa sindaco e la Began sostiene di volere un figlio da Berlusconi. Poi magari non si accorge che a Reggio Emilia, mica a Berlino, c’è una mostra che travalica i confini delle nostre menti concentrate sulle nostre quattro mura domestiche. L’ha organizzata Shoot4Change.

Shoot4Change è innanzitutto un progetto: quello di documentare attraverso gli scatti fotografici le realtà, spesso contraddittorie, presenti nel mondo “Dai volti dei sopravvissuti al massacro di Srebrenica ritratti dal pluripremiato Alfons Rodriguez, si arriva nella Sicilia di un campo nomadi in cui la vita sembra essersi fermata a vent’anni fa. O gli sguardi degli abitanti della città dei morti: oltre 800.000 persone che per necessità vivono nel cimitero monumentale del Cairo accanto alle tombe dei loro estinti. Chi perde la propria identità originaria contaminandosi con la civiltà occidentale, nel caso degli aborigeni cambogiani, che bruciano le loro foreste per fare posto a piantagioni di caucciù e patate. E molte altre storie ancora”.

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Il ripasso: My Bloody Valentine

Un giorno, nel futuro, qualcuno dotato di grande pazienza si prenderà la briga di scrivere qualche pagina chiara per ridimensionare i tanti siti che, non essendo in grado di fare critica della musica rock e pop, riempiono di parole alate il web con recensioni a volte solo suggestive. Quali sono i punti di riferimento? un nuovo Leonardo da Vinci (si chiama Piero Scaruffi) che da anni compila da solo una enciclopedia delle arti bizzarra, incompleta e ripetitiva. L’unica cosa che gli va riconosciuta è che ha gusto (e non è poco) anche se non è in grado di esprimere con lucidità il perché delle sue preferenze. Poi esiste un sito, Debaser, che ancora peggio prende pari pari dalle pagine di Scaruffi e ne copia le immaginose e sconclusionate espressioni. La cultura musicale pop (intesa in questo caso come prodotto di umori, emozioni e intelligenze che fanno parte di contesti sociali giovanili o culturali specifici) meriterebbe di più. Liquidata l’introduzione, ricostruiamo la storia di un gruppo importante e influente a cavallo fra gli anni 80 e 90, i My Bloody Valentine.

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