Shoot4Change: 700 reporter oltre il provincialismo

Manifesto Shoot4Change

Il Manifesto della mostra

Siamo in fase conclamata, il provinciale giornalismo italiano perde i sensi quando Moccia diventa sindaco e la Began sostiene di volere un figlio da Berlusconi. Poi magari non si accorge che a Reggio Emilia, mica a Berlino, c’è una mostra che travalica i confini delle nostre menti concentrate sulle nostre quattro mura domestiche. L’ha organizzata Shoot4Change.

Shoot4Change è innanzitutto un progetto: quello di documentare attraverso gli scatti fotografici le realtà, spesso contraddittorie, presenti nel mondo “Dai volti dei sopravvissuti al massacro di Srebrenica ritratti dal pluripremiato Alfons Rodriguez, si arriva nella Sicilia di un campo nomadi in cui la vita sembra essersi fermata a vent’anni fa. O gli sguardi degli abitanti della città dei morti: oltre 800.000 persone che per necessità vivono nel cimitero monumentale del Cairo accanto alle tombe dei loro estinti. Chi perde la propria identità originaria contaminandosi con la civiltà occidentale, nel caso degli aborigeni cambogiani, che bruciano le loro foreste per fare posto a piantagioni di caucciù e patate. E molte altre storie ancora”.

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Teatro in Emilia Romagna: Chi viene, chi va


Ubu Roi di Roberto Latini

Una scena dell'UBU ROI di Roberto Latini

Compagnie teatrali che vengono, compagnie teatrali che vanno. Il 26 aprile 2011, nel giorno dell’elezione del Consiglio di Amministrazione della fondazione Emilia Romagna Teatro, con il nuovo presidente Daniele Gualdi, riusciamo a raggiungere al telefono Roberto Latini, fondatore-regista-attore della compagnia teatrale Libero Fortebraccio Teatro, che dal 2007 si era preso in carico la gestione del Teatro San Martino, nel centro storico di Bologna.

“In questi anni da noi sono passate quasi tutte le più importanti compagnie italiane, e con il progetto Maestri avevamo chiamato in città nomi come Luca Ronconi, Peter Stein, Giorgio Barberio Corsetti, Chiara Guidi, o attori come Maddalena Crippa e Mario Scaccia. Abbiamo programmato stagioni con Ascanio Celestini o con la presenza di Emma Dante” ormai più famosa all’estero che da noi. Nemo profeta in patria, vale soprattutto nell’ambito teatrale.

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Danilo “Maso” Masotti: Ci Meritiamo Tutto®

Ci Meritiamo Tutto®

La copertina del romanzo

Danilo “Maso” Masotti è una personalità nel panorama della comunicazione bolognese. Blogger della prima ora, ha avuto la divertente e geniale intuizione di ritrarre gli “umarells”, cioè gli anziani, nelle loro abitudini quotidiane. Ha postato sul suo sito fotografie che testimoniassero la ripetitività, e anche la prevedibilità, dei loro gesti. E ha scatenato nei suoi lettori la ricerca di situazioni analoghe da fotografare e commentare.

Un passo indietro e lo troviamo, come tanti ragazzi, a suonare in una rock band del filone demenziale. Un passo avanti e lo vediamo pubblicare libri dedicati ai vizi e alle virtù di Bologna. Ora esce il suo primo romanzo, intitolato “Ci Meritiamo Tutto®”, dove il marchio registrato è una trovata nella narrazione per tenere distinto il mondo neutro commerciale che ci circonda da quello più propriamente “esistenziale”, con lo spleen, le insicurezze e i fallimenti di cui è fatto.

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Sul concetto di palo della luce per incatenarsi

Venerdì 17 a Casalecchio di Reno, appendice colta della città di Bologna, è andato in scena uno spettacolo carico di messaggi e sentimenti veramente cattolici, sia per i contenuti che per lo spazio scomodo, penitenziale in cui è stato ambientato. Di questo spettacolo, abbastanza misterioso, conosciamo il titolo: “Sul concetto di palo della luce per incatenarsi“, una sorta di “tour de force” per attore solo, qualcosa di più simile a una performance che a uno spettacolo vero e proprio.

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Il ripasso: My Bloody Valentine

Un giorno, nel futuro, qualcuno dotato di grande pazienza si prenderà la briga di scrivere qualche pagina chiara per ridimensionare i tanti siti che, non essendo in grado di fare critica della musica rock e pop, riempiono di parole alate il web con recensioni a volte solo suggestive. Quali sono i punti di riferimento? un nuovo Leonardo da Vinci (si chiama Piero Scaruffi) che da anni compila da solo una enciclopedia delle arti bizzarra, incompleta e ripetitiva. L’unica cosa che gli va riconosciuta è che ha gusto (e non è poco) anche se non è in grado di esprimere con lucidità il perché delle sue preferenze. Poi esiste un sito, Debaser, che ancora peggio prende pari pari dalle pagine di Scaruffi e ne copia le immaginose e sconclusionate espressioni. La cultura musicale pop (intesa in questo caso come prodotto di umori, emozioni e intelligenze che fanno parte di contesti sociali giovanili o culturali specifici) meriterebbe di più. Liquidata l’introduzione, ricostruiamo la storia di un gruppo importante e influente a cavallo fra gli anni 80 e 90, i My Bloody Valentine.

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Uno sconcerto di suoni

Antonin Artaud

Antonin Artaud

Il suono. Da un caos a una organizzazione attraverso la consapevolezza dell’esistenza di una metrica, a volte da rispettare, a volte da azzoppare. Le giustapposizioni, la disciplina che produce una sorta di armonia figlia dell’istinto. Il dialogo come metodo per spezzare l’individualismo dell’artista e stemperarlo nel lavoro di gruppo. “Mettersi in gioco”, sapendo che implica vittoria o fallimento; entrambe situazioni dalle quali possono scaturire effetti opposti. Un risultato trionfale, un tentativo irrisolto. Due fenomeni comunque affascinanti.

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