Il Ripasso 17: Roxy Music

Roxy MusicNon sottovalutati ma fraintesi. Per capire l’estetica dei Roxy Music bisogna comprendere il kitsch, quello consapevole e intelligente. Bryan Ferry, cantante, compositore, frontman e direttore artistico esce dall’accademia di belle arti come Andy MacKay, oboe e sax, e Brian Eno, trascinato dall’amico MacKay nella band per esserne il “sound designer”. Concetti e competenze che ancora adesso non sono contemplate nelle rock band ma che i Roxy Music curano attentamente già nel 1971.

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VIOLENCE l’arte interpreta la violenza

“La XV Biennale Donna di Ferrara, continuando il percorso delle ultime tre edizioni, si prefigge il compito di individuare ed esplorare tematiche legate a problemi socioculturali, indentitari, comportamentali e geopolitici, interpretati grazie alla creatività di alcune delle più note voci femminili dell’arte contemporanea.

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FèSTA: Prove tecniche per una capitale

Ravenna, candidata a diventare la capitale europea della cultura del 2019, comincia le “ProveTecniche”. Questo è il titolo di una serie di eventi culturali organizzati da marzo scorso per mettere alla prova la tenuta organizzativa e il livello qualitativo delle proposte in vista dell’importante competizione italiana che vede candidate moltissime città fra le quali Palermo, Matera, Torino, L’Aquila, Venezia, Siena, Perugia e altre.

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Transeuropa Festival: il futuro dell’Europa

Il Manifesto della iniziativa

Quattordici città in rete per discutere di crisi economica, nuove forme di mobilitazione e del fenomeno delle migrazioni. Le città sono Londra, da dove è partita l’iniziativa ormai cinque anni fa, Parigi, Barcellona, Amsterdam, Berlino Varsavia, Praga, Bratislava, Lublino, Bratislava, Belgrado, Sofia e Cluj-Napoca, in Romania. E poi Bologna, dove la manifestazione si terrà dal 9 al 13 di maggio.

In realtà Bologna è stata fra le prime città ad aderire a questa rete, nel 2010, insieme a Parigi e alla città rumena di Cluj-Napoca” racconta Sara Saleri, che si occupa della comunicazione per l’ambito bolognese “Lo scopo che ci unisce è la ricerca di alternative per le politiche europee, studiandole e proponendole ‘dal basso’. La nostra è un’occasione internazionale per discutere le azioni che riteniamo prioritarie”.

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Shoot4Change: 700 reporter oltre il provincialismo

Manifesto Shoot4Change

Il Manifesto della mostra

Siamo in fase conclamata, il provinciale giornalismo italiano perde i sensi quando Moccia diventa sindaco e la Began sostiene di volere un figlio da Berlusconi. Poi magari non si accorge che a Reggio Emilia, mica a Berlino, c’è una mostra che travalica i confini delle nostre menti concentrate sulle nostre quattro mura domestiche. L’ha organizzata Shoot4Change.

Shoot4Change è innanzitutto un progetto: quello di documentare attraverso gli scatti fotografici le realtà, spesso contraddittorie, presenti nel mondo “Dai volti dei sopravvissuti al massacro di Srebrenica ritratti dal pluripremiato Alfons Rodriguez, si arriva nella Sicilia di un campo nomadi in cui la vita sembra essersi fermata a vent’anni fa. O gli sguardi degli abitanti della città dei morti: oltre 800.000 persone che per necessità vivono nel cimitero monumentale del Cairo accanto alle tombe dei loro estinti. Chi perde la propria identità originaria contaminandosi con la civiltà occidentale, nel caso degli aborigeni cambogiani, che bruciano le loro foreste per fare posto a piantagioni di caucciù e patate. E molte altre storie ancora”.

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Beirut Nocturne: Una città come un’altra

Giulio Rimondi

Giulio Rimondi

Beirut era famosa negli anni 60 come la Parigi del medio oriente per la sua ricchezza e la intensa vita notturna. Ma con il 1975 scoppia una intensa guerra civile che coinvolge profughi palestinesi e abitanti ebrei. Gli scontri si protrarranno fino al 1990, devastando la città, e da quel momento si alterneranno momenti floridi a recrudescenze belliche.

Una concisa introduzione per fare capire il significato del lavoro fotografico realizzato dal giovane Giulio Rimondi, che a Beirut vuole restituire il suo aspetto di comunità viva, di città come un’altra. Volti, arredi urbani, frammenti di quartieri in bianco e nero delicati e onirici che ritraggono Beirut come una città di confine fra il medio oriente e la Francia raccontata dal cinema della nouvelle vague.

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